Figliata Di Santo

La “Figliata”, un capolavoro della gastronomia nato per gioco.

L’idea era quella di far mangiare la mozzarella – che produciamo noi – ai nostri bambini, attraverso un gioco: una sorta di uova di Pasqua fatto di mozzarella al cui interno i piccoli avrebbero trovato una sorpresa. Poi abbiamo notato che i bimbi erano golosi di bocconcini, e così si è accesa la lampadina: riempire di ‘perline di santo’ una mozzarella più grande. Ecco come è nata la Figliata di Santo.

Così ha iniziato il suo racconto Francesco Di Santo. Era il 2017 e la sua famiglia è ancora oggi incredula, rispetto al successo che questo nuovo prodotto caseario ha avuto. Una meraviglia gastronomica nata per gioco e per coinvolgere i bambini in quell’avventura in cui sono protagoniste la natura e l’agricoltura. 

Un successo talmente grande che nel 2018 il marchio è stato regolarmente registrato presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Ma non è tutto, perché quest’anno, l’ufficio brevetti ha accettato la richiesta della famiglia Di Santo di brevettare la Figliata.

Sono state due grandi soddisfazioni. Quando abbiamo ricevuto e visto l’attestato del Ministero piangevamo e ridavamo dalla gioia. La nostra famiglia è da generazioni che lavora la terra. Nostro padre ci ha trasmesso l’amore per l’arte contadina e per la natura, ha detto Francesco. 

E infatti, è proprio così che ha avuto inizio l’impresa di Francesco e Antonio Di Santo: “Grazie ai sacrifici dei nostri genitori, mio fratello ed io abbiamo avuto la possibilità di studiare. Io sono diventato un agronomo, Antonio un perito agrario. 

Questo contatto tra terra e scienza ha consentito ai fratelli Di Santo di sperimentare nuove tecniche di coltivazione e di lanciarsi nel settore dell’allevamento, producendo prodotti caseari. “È da circa 20 anni che oltre agli ortaggi abbiamo iniziato ad allevare bufale. La nostra base era già buona in quanto l’agro aversano, il casertano e l’atellano sono zone poste in terreni molto fertili. All’epoca si coltivava tantissimo anche la canapa. 

Così, unendo alla passione per i vegetali quella zootecnica per gli animali, nel 2002 ha preso vita la prima produzione di latte targata Di Santo. Ed è qui che sono entrate in gioco le competenze da agronomo: “Avevamo capito che i prodotti del latte erano strettamente legati all’alimentazione della bufala. Il latte è un prodotto molto delicato, per questo grazie ai nostri studi siamo riusciti a sviluppare la dieta e il foraggio ad hoc per le nostre bufale in base al prodotto che vogliamo ottenere. 

Siamo così giunti al 2011 e le tecniche innovative dell’azienda agricola-caseariaDi Santo hanno permesso di creare prodotti buoni, sani e genuini. Il tutto, ci tiene a specificare Francesco, “con tecniche assolutamente naturali basate su un processo di filiera corta e controllata. 

Ad oggi l’azienda Di Santo ha una rete nazionale di vendita al dettaglio. Presenta un allevamento che conta circa 700 bufale nate dalle prima50 giumente acquistate. La Figliata diventato un must, è un prodotto diventato un brand sinonimo di gusto e garanzia. “Un’esplosione di sapore data da una copertura di mozzarella e un ripieno di 70/80 perline (piccoli bocconcini, ndr) unite alla panna. In totale abbiamo 2kg di mozzarella. Ma il prodotto si può anche personalizzare, ad esempio con il peso. Infatti, produciamo anche le Minifigliate di circa 100gr, ideali per ristoranti e pizzerie. 

Ma i fratelli Di Santo non hanno certo appagato la loro voglia di crescere e di mettere a disposizione di tutti la loro esperienza. Quest’anno, l’azienda, ha avviato molti contatti con le scuole e diverse associazioni del territorio. L’obiettivo è quello di avvicinare i bambini e i ragazzi alla terra, e ad un rapporto ancora più stretto con la natura: “Vogliamo mostrare ai più piccoli e ai più giovani, di solito più ricettivi degli adulti, il nostro lavoro nel dettaglio: dalla coltivazione degli ortaggi, fino al loro raccolto. Dalla cura dell’animale, fino alla produzione del latte. Far vedere quello che la bufala mangia, fino alla creazione del prodotto finale. In questo modo vogliamo coinvolgerli nel nostro mondo sperando di appassionarli. Perché riteniamo che il contatto con la terra e la natura sia molto importante.